Bullismo e cyberbullismo, al via la nuova campagna nazionale: «La giusta reazione è non restare in silenzio»





Presentata la settima edizione della campagna istituzionale contro le prevaricazioni tra i giovani. Al centro il sostegno alle vittime, il ruolo di chi assiste agli episodi e l’importanza di chiedere aiuto.

Contrastare il bullismo e il cyberbullismo significa riconoscere la violenza, non minimizzare le conseguenze e aiutare chi la subisce a uscire dall’isolamento. È questo il messaggio al centro della settima edizione della campagna nazionale «La giusta reazione contro il bullismo e il cyberbullismo», presentata il 13 ottobre 2026 e promossa dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti. 

L’iniziativa si rivolge in particolare a bambini, adolescenti e giovani, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui comportamenti offensivi e sulle diverse forme di prevaricazione, comprese quelle che si sviluppano attraverso smartphone, social network e piattaforme digitali.

Bullismo, quando le parole e i gesti diventano violenza

Insulti ripetuti, umiliazioni, esclusione deliberata dal gruppo, minacce, diffusione di immagini senza consenso e messaggi offensivi online possono lasciare conseguenze profonde. Non sempre, però, chi vive queste situazioni riesce a parlarne con un adulto o a chiedere sostegno.

La paura di non essere creduti, la vergogna e il timore di peggiorare la situazione possono spingere le vittime a chiudersi nel silenzio. Per questo è importante che genitori, insegnanti, educatori e adulti di riferimento sappiano riconoscere i segnali di disagio e offrano ascolto senza giudicare.

Il cyberbullismo aggiunge un’ulteriore difficoltà: i contenuti offensivi possono circolare rapidamente, raggiungere un pubblico ampio e continuare a essere condivisi anche dopo la pubblicazione iniziale. Il mondo digitale, quindi, non è separato dalla vita reale: ciò che accade online può incidere profondamente sulle relazioni, sulla serenità e sulla quotidianità dei ragazzi.

Non sono spettatori: chi assiste può fare la differenza

Uno dei messaggi centrali della campagna riguarda il ruolo di chi assiste a episodi di bullismo. Non soltanto le vittime e chi mette in atto le prevaricazioni, ma anche compagni di classe, amici e persone che osservano quanto accade possono contribuire a interrompere il ciclo della violenza.

Restare indifferenti, condividere un video umiliante o ridere di un’aggressione può rafforzare chi compie questi atti e aumentare l’isolamento della vittima. Al contrario, non partecipare alle derisioni, segnalare i contenuti offensivi e rivolgersi a un adulto di fiducia sono azioni concrete che possono aiutare.

Non è necessario affrontare da soli una situazione pericolosa. Chiedere l’intervento di una persona adulta o delle autorità, quando necessario, è una forma di responsabilità e protezione, non un atto di debolezza.

Chiedere aiuto è il primo passo per uscire dal silenzio

La campagna invita i giovani a rivolgersi alla famiglia, agli amici, agli educatori e alle figure di riferimento quando si trovano in una situazione di disagio. Tra gli strumenti indicati figura anche il 114 Emergenza Infanzia, servizio dedicato alle situazioni di emergenza che coinvolgono bambini e adolescenti. In caso di pericolo immediato è possibile contattare il 112. 

Testimonial dell’iniziativa è Vincenzo Schettini, insegnante e divulgatore scientifico, che nello spot utilizza un linguaggio diretto e riferimenti alla fisica per invitare i ragazzi a riconoscere i comportamenti offensivi e a reagire chiedendo aiuto. La campagna è destinata a essere diffusa attraverso i canali televisivi e radiofonici della Rai e le principali piattaforme social. 

Educare al rispetto per prevenire la violenza

La prevenzione del bullismo non può essere affidata soltanto a interventi successivi agli episodi. È necessario promuovere quotidianamente una cultura del rispetto, dell'empatia e della responsabilità, a scuola, in famiglia, nello sport e negli ambienti digitali.

Educare al rispetto significa insegnare che le differenze non sono un motivo di esclusione, che nessuno deve essere umiliato per il proprio aspetto, le proprie capacità o la propria condizione personale e che la violenza non diventa accettabile perché viene presentata come uno scherzo.

Per X Combattiamo la Violenza, parlare di questi temi significa contribuire a mantenere alta l’attenzione su una forma di prevaricazione che può coinvolgere persone molto giovani e incidere sul loro benessere. Informare, sensibilizzare e incoraggiare la richiesta di aiuto sono passaggi fondamentali per contrastare il silenzio e promuovere relazioni più sane.

La violenza non va minimizzata, la vittima non va lasciata sola e chi assiste non deve sentirsi impotente. Riconoscere il problema, parlarne e chiedere aiuto sono passi concreti per costruire una comunità più consapevole e rispettosa.