Non tutte le ferite sono visibili. Un insulto, un'umiliazione, una minaccia o una parola ripetuta nel tempo possono lasciare segni profondi. Per questo anche le parole meritano attenzione: possono costruire relazioni, ma possono anche diventare strumenti di violenza.
“Sei inutile.”
“Non vali niente.”
“È tutta colpa tua.”
“Non sei capace di fare nulla.”
“Sei troppo sensibile.”
A volte vengono pronunciate durante una discussione. Altre volte diventano parte della quotidianità di una relazione.
Possono sembrare soltanto parole.
Ma quando vengono utilizzate per umiliare, controllare, intimidire o svalutare una persona, possono diventare qualcosa di molto più serio.
Non tutte le ferite si vedono
Quando pensiamo alla violenza, spesso immaginiamo un'aggressione fisica.
Ma esistono forme di violenza che non lasciano necessariamente segni sul corpo.
Le parole possono essere utilizzate per denigrare, minacciare, manipolare, isolare o far sentire una persona incapace e senza valore.
Una persona può continuare a sorridere, andare al lavoro, uscire con gli amici e svolgere la propria vita quotidiana mentre dentro di sé porta il peso di parole ascoltate per mesi o per anni.
Per questo non dobbiamo aspettare di vedere un livido per prendere sul serio una situazione.
La violenza verbale può diventare una forma di controllo
Insulti e umiliazioni ripetute possono accompagnarsi ad altri comportamenti: controllare il telefono, limitare le amicizie, imporre con chi parlare, minacciare, intimidire o far sentire l'altra persona costantemente in colpa.
Presi singolarmente, alcuni comportamenti possono essere minimizzati.
Ma quando diventano ripetuti e servono a esercitare controllo o paura, è importante non considerarli semplicemente come “litigi di coppia” o “problemi privati”.
Anche online le parole possono fare male
I social network hanno amplificato la possibilità di comunicare.
Ma hanno anche reso più semplice ferire qualcuno davanti a molte persone.
Commenti offensivi, derisione, messaggi minacciosi, immagini condivise per umiliare o campagne di denigrazione possono avere conseguenze importanti, soprattutto quando coinvolgono ragazzi e adolescenti.
Dietro uno schermo ci sono comunque persone reali.
E una parola scritta non fa meno male soltanto perché non viene pronunciata ad alta voce.
“Era solo uno scherzo” non cancella la ferita
Una frase offensiva può essere seguita da una giustificazione:
“Stavo scherzando.”
“Non volevo dire niente.”
“Te la prendi per tutto.”
Ma uno scherzo dovrebbe far sorridere, non umiliare, spaventare o mortificare qualcuno.
Il rispetto non consiste soltanto nel non usare violenza fisica.
Significa anche prestare attenzione al modo in cui ci rivolgiamo agli altri.
Imparare a fermarsi prima di ferire
La rabbia può essere forte.
Possiamo essere delusi, arrabbiati o frustrati.
Ma provare un'emozione non significa avere il diritto di ferire qualcuno.
Possiamo imparare a fermarci, allontanarci da una discussione quando necessario, parlare senza insultare e chiedere aiuto quando sentiamo di non riuscire a gestire una situazione.
La rabbia può spiegare un comportamento, ma non lo giustifica.
E se siamo noi ad assistere?
Anche chi ascolta può avere un ruolo.
Se vediamo una persona continuamente umiliata, derisa o minacciata, non dovremmo automaticamente minimizzare.
Possiamo ascoltare senza giudicare, far sapere alla persona che non è sola e, quando necessario, incoraggiarla a rivolgersi a persone o servizi competenti.
Se c'è un pericolo immediato, è importante chiedere aiuto ai servizi di emergenza.
Scegliere parole che rispettano
Le parole possono distruggere l'autostima, ma possono anche fare l'opposto.
Una parola gentile può incoraggiare.
Un “ti ascolto” può far sentire meno soli.
Un “non sei solo” può dare la forza di chiedere aiuto.
Un “non è colpa tua” può aiutare una persona a riconoscere che non deve accettare umiliazioni o violenze.
Per questo combattere la violenza significa anche imparare a usare le parole con responsabilità.
Prima di parlare, possiamo chiederci: quello che sto per dire serve a comunicare oppure serve a ferire?
Perché non tutte le ferite si vedono.
Ma tutte le persone meritano di essere trattate con rispetto.
